A volte penso sia il caso di imparare dai ragazzi. Dal loro entusiasmo, dalla loro facilità di abbattere steccati e barriere. Quando cresci, i tuoi steccati e schemi crescono con te, e diventa meno facile confrontarsi, cercare di trovare un punto di accordo e di equilibrio. In ogni caso, io vado per la mia strada, sfuriate o meno. Quello che mi trova sempre meno d'accordo (in realtà non ricordo mai di averlo tollerato) è l'ipocrisia delle persone. E si chiamano adulti. Pretendono di sapere chissa cosa. Non tollero la finzione. Non tollero le maschere. Non tollero il parlar dietro. Insomma, oggi mi sono sentita davvero nel posto sbagliato. Come direbbe Chatwin, CHE CI FACCIO IO QUI?
Vado per la mia strada, non so se io stia sbagliando o meno, non pretendo di avere ragione, non pretendo di essere sempre dalla parte giusta, anzi tutt'altro. MI SONO SEDUTO DALLA PARTE DEL TORTO PERCHE GLI ALTRI POSTI ERANO TUTTI OCCUPATI. (Brecht).
Insomma, procediamo comunque per sentieri interrotti. Il mio Heidegger...
Colonna sonora della serata, mi sembra ovvio, NON MI AVRETE MAI COME VOLETE VOI. Meg e i 99 posse, naturalmente.
venerdì 16 novembre 2012
mercoledì 14 novembre 2012
Stanza del ribelle
Non possiamo permettere a nessuno di decidere per noi, al posto nostro e per il nostro futuro. Dobbiamo avere la possibilità di giocarcelo, il nostro futuro, con le nostre capacità, con quello che sappiamo fare ed abbiamo imparato. E soprattutto, dobbiamo ancora immaginarlo, il nostro futuro. Il diritto a sognare. Il diritto di manifestare liberamente, senza essere per questo picchiati. Il diritto di rivendicare il proprio futuro con orgoglio e con rabbia. Per questi diritti e per la scuola PUBBLICA io sono e sarò sempre al fianco dei miei studenti.
Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perchè le risorse mancano, o i costi sono eccessivi.
Un Paese che demolisce l'istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere.
Italo Calvino
(ai miei studenti con affetto. Ad Edoardo, Devin, Ludovica in particolare)
lunedì 12 novembre 2012
Stanza dei sogni realizzati
Oggi mi telefona Alessandro, e mi dice che tornerà definitivamente in Norvegia. Contratto a tempo indeterminato ad Oslo, come ricercatore. Il suo sogno si è avverato. E così, sono definitivamente la maggioranza i miei amici sparsi per il mondo. Qua in Italia me ne sono rimasti davvero pochi. E costoro sono tutti più o meno nella scuola. Più o meno, perché non tutti godono di un trattamento pari a quello di Alessandro. Lui, come gli altri però, sono stati testardi, più forti, non hanno mollato. Contro tutto e tutti. Ma soprattutto contro la MENZOGNA più grande. QUA, SOLO QUA IN ITALIA ci hanno messo in testa che STUDIARE NON SERVE A NIENTE. Già, la scuola, l'università, sono tutte cazzate. E poi che fai? E poi a che serve? Guarda chi sono i veri vincitori, bellezza: gente che si dimena in TV o che solo perché ha particolari abilità sessuali guadagna milioni. Poveri ragazzi miei che colossale menzogna vi hanno inculcato. Tanto nessuno crede ai prof, a malapena pagati per un lavoro considerato spesso un ripiego.
NON CI CREDETE.
Basta andare oltre le Alpi per rendersene conto. Là fuori, oltre la società del tubo catodico, lobotomizzata dai media, là fuori c'è il mondo. E SE NON HAI UN TITOLO DI STUDIO NON SEI NESSUNO. E se non ti fai valere non sei nessuno. E se non dimostri cosa sai fare, quanto sai parlare, non vali niente.
E' nel nostro recinto di pecorelle che crediamo che conti altro, contino le conoscenze, le circostanze, la visibilità. Ma là fuori, nel mondo, studiare, aggiornarsi, imparare e ancora imparare, conta, eccome. Ciao, Alessandro, toccherà fare un giro per il Nord Europa per venirvi a trovare: Germana a Bruxelles, Antonello a Copenhaghen, Barbara ad Amsterdam e tu ad Oslo. Passando per Dublino, Londra, eccetera.
Per non parlare degli States.
E noi, qui, a schiumare di rabbia, a scioperare.
NON HANNO VINTO ANCORA LORO.
NON CI CREDETE, STUDIARE SERVE, ECCOME.
Con amore e con rabbia, sempre, as usual.
Torno a studiare, che quest'anno voglio prendere anche la certificazione FIRST in Inglese. Serve sempre nella vita, ho ancora troppe cose da imparare.
Torniamo ad Hogwarts, dunque.
NON CI CREDETE.
Basta andare oltre le Alpi per rendersene conto. Là fuori, oltre la società del tubo catodico, lobotomizzata dai media, là fuori c'è il mondo. E SE NON HAI UN TITOLO DI STUDIO NON SEI NESSUNO. E se non ti fai valere non sei nessuno. E se non dimostri cosa sai fare, quanto sai parlare, non vali niente.
E' nel nostro recinto di pecorelle che crediamo che conti altro, contino le conoscenze, le circostanze, la visibilità. Ma là fuori, nel mondo, studiare, aggiornarsi, imparare e ancora imparare, conta, eccome. Ciao, Alessandro, toccherà fare un giro per il Nord Europa per venirvi a trovare: Germana a Bruxelles, Antonello a Copenhaghen, Barbara ad Amsterdam e tu ad Oslo. Passando per Dublino, Londra, eccetera.
Per non parlare degli States.
E noi, qui, a schiumare di rabbia, a scioperare.
NON HANNO VINTO ANCORA LORO.
NON CI CREDETE, STUDIARE SERVE, ECCOME.
Con amore e con rabbia, sempre, as usual.
Torno a studiare, che quest'anno voglio prendere anche la certificazione FIRST in Inglese. Serve sempre nella vita, ho ancora troppe cose da imparare.
Torniamo ad Hogwarts, dunque.
domenica 11 novembre 2012
Stanza dei ritorni
Ma perché ho abbandonato sto blog? Non lo so, non so dirlo. Semplicemente, ogni tanto devo andare altrove, vagabondare, andare,del resto il Wanderer è questo, il viandante. Torno però volentieri sui miei passi, rileggo i miei pensieri e alla fine, con soddisfazione, ritrovo comunque le mie idee. Oddio, forse sono solo sempre uguale a me stessa? Boh non so. Su certi argomenti però non cambio idea, mi dispiace.
Vediamo se in questo periodo riesco a ricollegarmi. Periodo denso di cambiamenti, per questo elettrizzante. Au fond de l'inconnu pour trouver du Nouveau!!! Caro il mio Baudelarire...
martedì 16 settembre 2008
Stanza delle domande (in) consuete 2
Ancora una volta, dunque. Un ragazzo di 19 anni picchiato a morte con una spranga di ferro per un pacco di biscotti. Così poco vale una vita umana...con l'aggravante della pelle di un colore più scuro. Non mi va bene. Non ci sto più. Come Ivan Karamazov, restituisco il biglietto d'entrata. Oggi mi gira così. Domani, forse, è un altro giorno.
mercoledì 10 settembre 2008
Stanza delle domande (in)consuete
Ascolto allibita il radiogiornale, stamani, prima di andare a scuola. A Roma sono stati aggrediti due ragazzi. Scippatori? Spacciatori? Delinquenti comuni? No. Omosessuali. Sempre per restare in tema di intolleranze, ricordo che soltanto l'Italia, oltre la Germania, ha promulgato leggi razziali, nel mondo. E mi sembra di ricordare che soltanto nei totalitarismi si persegua la diversità anche sessuale, oltreché razziale e/o politica e/o ideologica. Insomma, zingari ed omosessuali sono finiti nei forni, come gli ebrei ed i comunisti; sono finiti nei gulag staliniani e vengono perseguitati a Cuba.
Come se fosse un crimine. Perché questi ragazzi non aggrediscono i camorristi, gli scippatori, gli stupratori o gli spacciatori di morte? Cosa c'entra aggredire delle persone perché sono diverse dalla norma? DOV'E' IL CRIMINE???? E' davvero così grave che ognuno scelga con chi andare a letto, o dovrebbe essere una faccenda strettamente privata? E se due ragazzi vanno in giro abbracciati, è davvero più grave del fatto che altri loro coetanei distruggano stazioni ferroviarie e terrorizzino altre persone in nome di una cavolo di partita di calcio (sempre a Roma, due domeniche fa)?
Mala tempora currunt, se torniamo alle aberrazioni dell'intolleranza, al sonno della ragione. Stiamo messi male. Che società è questa, se non si tollera il diverso anzi lo si aggredisce, mentre si tace sul crimine? QUALI VALORI? Perché nessuno si scandalizza se un giornalista di neanche 30 anni è costretto a vivere sotto scorta per aver scritto un libro veritiero ed aver fatto nomi e cognomi? Perché nessuno si scandalizza se delle persone vengono aggredite pur non avendo commesso NESSUN CRIMINE? Si può essere d'accordo o meno, finanche disprezzare l'omosessualità, nel proprio credo, con la propria ideologia. Ognuno può pensarla come vuole, ha il diritto di farlo. Pensare, appunto, pensare. Ma aggredire coloro che sono diversi dal pensiero dominante, con la certezza di restare impuniti è vergognoso.
Abbiamo ancora davvero tantissimo da fare, come istituzioni scolastiche, se questi ragazzi sono i nostri prodotti...
Ho ancora molto lavoro da fare, ancora troppe volte dovrò spiegare la Costituzione della Repubblica Italiana, se queste persone pensano davvero di essere nel giusto, e troppi sarebbero i libri da consigliare in questo post...
giovedì 4 settembre 2008
Stanza dei ricorsi storici
Il 4 settembre 1938 in Italia, cominciarono a circolare le leggi razziali, che divennero provvedimento di legge nel mese successivo. La Dichiarazione sulla razza fu emanata dal Gran Consiglio nell’ottobre del 1938. Venivano limitati i diritti civili e l’accesso alle diverse professioni. Si cercava anche di stabilire chi dovesse esser considerato ebreo risalendo all’appartenenza razziale dei genitori. Dai provvedimenti per la “separazione della razza ebraica” furono escluse le famiglie a cui potevano essere riconosciuti meriti patriottici. Fu creato un apposito organo del Ministero dell’Interno che poteva affermare la non appartenenza alla razza ebraica alcuni individui. Quest’ultimo divenne uno strumento politico aperto solo nei confronti di chi possedeva consistenti mezzi economici.
Solo la Germania nazista aveva leggi più intransigenti dell’Italia nei confronti degli ebrei. Ma fino al 1943 gli episodi di violenza contro gli ebrei rimasero fatti sporadici. Non fu seguita una politica che sulla scia di quella tedesca imponesse le stelle di David o il rogo dei libri ebrei.
Nel 1938 Pio XI ribadisce l’ostilità della Chiesa al razzismo e Mussolini confida ai suoi collaboratori delle preoccupazioni per le posizioni del pontefice. La Chiesa sostanzialmente si opponeva a un antisemitismo come quello tedesco (che tendeva a creare una religione pagana del razzismo) ma non si schierava contro una politica di discriminazione. Il risultato fu che la Santa Sede non protestò per l’emanazione delle leggi razziali.
Solo la Germania nazista aveva leggi più intransigenti dell’Italia nei confronti degli ebrei. Ma fino al 1943 gli episodi di violenza contro gli ebrei rimasero fatti sporadici. Non fu seguita una politica che sulla scia di quella tedesca imponesse le stelle di David o il rogo dei libri ebrei.
Nel 1938 Pio XI ribadisce l’ostilità della Chiesa al razzismo e Mussolini confida ai suoi collaboratori delle preoccupazioni per le posizioni del pontefice. La Chiesa sostanzialmente si opponeva a un antisemitismo come quello tedesco (che tendeva a creare una religione pagana del razzismo) ma non si schierava contro una politica di discriminazione. Il risultato fu che la Santa Sede non protestò per l’emanazione delle leggi razziali.
Furono quattro i principali campi di arresto e di transito in Italia. Da questi luoghi, gestiti da autorità tedesche ed italiane, gli ebrei partivano sui convogli che raggiungevano i campi di sterminio oltralpe.
- Borgo S. Dalmazzo, Cuneo: ebbe una vita breve ed era occupato soprattutto da ebrei francesi.
- Fossoli, Carpi: è il campo dal quale partì la metà degli ebrei deportati. Molti ebrei arrivarono a Fossoli dopo la chiusura del campo di Borgo S. Dalmazzo.
- Gries, Bolzano: qui furono trasferiti gli ebrei a causa dell’avvicinamento del fronte al campo di Fossoli. Rimase attivo fino alla fine dell’aprile 1945.
- Risiera di S. Saba, Trieste: fu attivo dall’autunno del 1943 fino all’aprile del 1945. Era l’unico campo italiano dotato di un forno crematorio nel quale furono uccise alcune migliaia di ebrei. Il campo ospitava in misura massiccia antifascisti, slavi e croati.
La maggior parte degli ebrei italiani raggiunse Auschwitz. Alcuni raggiunsero altri campi dopo l’inizio dell’evacuazione di quest’ultimo nel 1945. In Italia quindi non vi furono veri e propri campi di sterminio. Tuttavia si registrarono gravissimi eccidi: a Meina, a Pisa, alle Fosse Ardeatine (dove morirono 73 ebrei), ecc…Il numero totale delle vittime è di 6.291. Solo 837 deportati poterono salvarsi.
- Borgo S. Dalmazzo, Cuneo: ebbe una vita breve ed era occupato soprattutto da ebrei francesi.
- Fossoli, Carpi: è il campo dal quale partì la metà degli ebrei deportati. Molti ebrei arrivarono a Fossoli dopo la chiusura del campo di Borgo S. Dalmazzo.
- Gries, Bolzano: qui furono trasferiti gli ebrei a causa dell’avvicinamento del fronte al campo di Fossoli. Rimase attivo fino alla fine dell’aprile 1945.
- Risiera di S. Saba, Trieste: fu attivo dall’autunno del 1943 fino all’aprile del 1945. Era l’unico campo italiano dotato di un forno crematorio nel quale furono uccise alcune migliaia di ebrei. Il campo ospitava in misura massiccia antifascisti, slavi e croati.
La maggior parte degli ebrei italiani raggiunse Auschwitz. Alcuni raggiunsero altri campi dopo l’inizio dell’evacuazione di quest’ultimo nel 1945. In Italia quindi non vi furono veri e propri campi di sterminio. Tuttavia si registrarono gravissimi eccidi: a Meina, a Pisa, alle Fosse Ardeatine (dove morirono 73 ebrei), ecc…Il numero totale delle vittime è di 6.291. Solo 837 deportati poterono salvarsi.
"Voi che vivete sicuri/Nelle vostre tiepide case,voi che trovate tornando a sera/Il cibo caldo e visi amici:/Considerate se questo è un uomo/Che lavora nel fango/Che non conosce pace/Che lotta per mezzo pane/Che muore per un sì o per un no./Considerate se questa è una donna,/Senza capelli e senza nome/Senza più forza di ricordare/Vuoti gli occhi e freddo il grembo/Come una rana d'inverno./Meditate che questo è stato:/Vi comando queste parole./Scolpitele nel vostro cuore/Stando in casa andando per via,/Coricandovi alzandovi;/Ripetetele ai vostri figli./O vi si sfaccia la casa,/La malattia vi impedisca,/I vostri nati torcano il viso da voi" (P. Levi, Se questo è un uomo)
mercoledì 3 settembre 2008
Stanza delle vacanze (passate)
In effetti non scrivevo da un po'. Del resto sono così, non amo gli appuntamenti fissi, le consuetudini. Anche per questo non ho MAI tenuto un diario. Non ho da scrivere tutti i giorni. Anche sul blog, non sempre ho tempo, non sempre ho voglia, e, come ormai sapete, per me il PC significa soprattutto lavoro. Chissa come farà Barbara a scrivere spesso...E poi quando sono in vacanza torno a casa solo per dormire. Come mi ha detto un mio ex studente, Mauro, riferendomi che avevano provato varie volte a chiamarmi al telefono, ma ero sempre irreperibile: "professoré, sott'acqua il telefono non piglia" (siamo abruzzesi ed i miei studenti o mi chiamano prof o professoré, che ci volete fare). Insomma, non dico di essermela soltanto spassata (ho anche avuto qualche studente a ripetizione, di quelli che avevano i debiti da saldare) ma non mi posso lamentare. Mare, acqua, Isole Tremiti eccetera. Sono monotona, lo so, ma a me piace così. E poi il piacere di incontrare amici (anche quelli che vivono all'estero, come Barbara), di uscire con loro (di accompagnarli a fare shopping, come con Barbara, e di comprare tutte qualcosa, tranne Barbara che non ha trovato nulla), di andare a mangiare la pizza assieme o girare per borghi, per sagre (vi raccomando il Festival delle Birre Artigianali a Castellalto. Ci trovate da qualche parte attorno ad un tavolo di legno. Barbara no, che non beve). Queste le mie settimane di agosto. Ho continuato con le mie letture (Musil no, non ancora, non ero nella stimmung adatta); in particolare due libri di Mauro Corona, I fantasmi di pietra (bellissimo) e un libro di racconti dal titolo Cani, camosci e cuculi (e qualche corvo). Come sempre bellissimo il libro di Alice Sebold, La quasi luna. In barca ho fregato a Raffaella Ninni Ravazza, Corallari, storie di mare, di immersioni e di coralli, molto bello e coinvolgente. (Raffaella, quando ci porti ad immergerci a Banco Scherchi?).
Ah, poi ho avuto anche altre incombenze.
Già, perché ad ottobre, il 25 per l'esattezza, Fabio ed io ci sposiamo. Dopo una lunga convivenza, abbiamo convenuto che ci siamo stufati di avere solo doveri e nessun diritto. Quindi, alle 17 (alle cinque della sera, per citare Lorca), aula consiliare del Municipio locale. Poi festeggiamo con gli amici. Niente di che, per carità: al comune abbiamo fissato in 5 minuti la data, ai documenti di pensano loro. Per il resto, partecipazioni via PC, un locale dove festeggiare con un bouffet e della musica (io penserei bossanova, devo trovare qualcuno che la suoni), e poi vediamo.
Mah, questi colpi di testa, sarà la vecchiaia...
Evitate i regali, meglio partecipare alla quota viaggio (visto che ci tocca il congedo matrimoniale, cominciamo ad usufruire dei diritti!), che andare a fare le immersioni a Cuba è piuttosto costoso...
sabato 9 agosto 2008
Stanza delle nuove passioni
Che avessi una passione per il Giappone mi era noto da tempo. Non avevo però mai affrontato l'universo Manga, un po' per pigrizia, un po' perché mi conosco, e se mi appassiono a qualcosa devo arrivare fino in fondo e conoscerne ogni aspetto. Come direbbe Sarah, per questioni metafisiche io non ho cercato i Manga, però seppur indirettamente questi sono venuti da me. Colpa di MTV. Già, perché per puro caso, mi sono imbattuta in un "anime" (l'immagine è tratta da quell'anime), "Nana", che mi è molto piaciuto. Erano le tre del pomeriggio (ho acceso la tv mentre aspettavo che arrivassero i miei studenti delle ripetizioni estive) e su MTV ritrasmettevano questo anime di 47 puntate. Ne ho viste alcune e poi ho scaricato la serie completa. Che ci volete fare, quando mi appassiono lo sapete, non conosco le mezze misure: o è passione totale, dionisiaca fino all'estremo, o non è, semplicemente. Insomma, niente male. Se ho ben compreso (mi si perdoni, sono una neofita del genere), dovrebbe appartenere ai manga del genere Shojo, poi dovrebbero esservi ulteriori specificazioni che devo ancora capire. In ogni caso, devo approfondire. Prima o poi mi toccherò andare seriamente in Giappone, e se ci riesco, già il prossimo anno potrei averne l'occasione. Vi terrò informati. Comunque, se vi capita e se amate il genere, guardatevelo, questo anime. Se ne conoscete altri, fatemelo sapere. Questo mi è piaciuto parecchio, anche per l'argomento musicale (le sigle iniziali sono bellissime, prima o poi le scarico e ci faccio la suoneria del cellulare). Nel caso sia già finito su MTV (dovrebbero essere alla 35 puntata più o meno), provate su Youtube. Lì si trova tutto. Iniziate con la prima sigla, davvero niente male! Attendo notizie.giovedì 7 agosto 2008
Stanza del lettore onnivoro
Solitamente d'estate mi dedico alla lettura. Specifico: amo leggere, e leggo spesso anche durante l'anno (del resto, vivo rintanata nella biblioteca di Hogwarts, un motivo ci sarà...). D'estate, però, leggo più assiduamente, e di solito quei libri ai quali voglio dedicare più tempo, o che sono più impegnativi o sostanziosi. Insomma, sto per affrontare Musil, L'uomo senza qualità. Uno di quei libri che non sono MAI riuscita a leggere (un altro è l'Ulisse di Joyce. Mi fermo dopo poche pagine. Devo avere qualche idiosincrasia per il flusso di coscienza, visto che neanche la Woolf è una delle mie autrici preferite...misteri del leggere. Prima o poi lancerò l'idea dei Libri che non siamo mai riusciti a leggere, una sorta di hit parade dell'insostenibile...). Insomma, riproviamo con Musil. Ho invece letto con piacere un romanzo dell'anno scorso, che ha avuto molto successo, L'Eleganza del Riccio, di Muriel Barbery (che è un'insegnante di filosofia) che ho trovato scorrevole; mentre mi sono imbattuta ne I Pilastri della Terra di Ken Follett che non mi ha detto proprio nulla. E dire che me lo avevano tanto decantato...Devo anche leggere l'ultimo libro di Alice Sebold, scrittrice americana di noir terribili e duri, con un linguaggio asciutto e tagliente più di un rasoio (La quasi luna). Dell'ultimo di Faletti vi ho già detto (dei racconti niente male, leggetelo se avete amato Stephen King), mi è anche piaciuto La solitudine dei numeri primi, di Giordano, mi sembra che abbia vinto il Premio Strega...Lettore onnivoro, appunto. Non disdegno nulla che abbia una copertina più o meno rigida, indipendentemente dal numero di pagine. Non mi interessa. Passo disinvoltamente dai saggi (in questo periodo sto leggendo vari approfondimenti di Claudio Magris, che adoro) ai romanzi ai noir alla fantasy (già, perché ogni tanto sento il bisogno di tornare di nuovo sulla strada verso Mordor...). Hogwarts, appunto, o la biblioteca di Babele, per citare il mio amato Borges. Quando finisco di leggere un bel libro provo sempre una fitta di dispiacere, perché quelle ore trascorse in sua compagnia mi hanno davvero trasportata altrove; e allora provo a centellinarlo, a leggere meno avidamente, ma poi l'interesse per ciò che sto leggendo mi trascina di nuovo, e ricomincio a divorare pagine. Già, perché quando leggo io sono davvero dentro quel libro, vivo davvero quella storia, quella situazione. La trama rimbalza nella mia testa, mi prefiguro situazioni e sviluppi che devo poi andare a controllare riprendendo il libro in mano non appena io abbia cinque minuti di tempo. Ancora due pagine, ancora quattro pagine...a volte ho letto per ore senza accorgermene, e solo la stanchezza visiva mi ha impedito di andare avanti. All'ennesimo libro acquistato, Fabio, il mio compagno, mi guarda e mi dice: prima o poi dovrai scegliere, o esci tu di casa o escono i tuoi libri (casa nostra è piccola, non abbiamo molto posto...). Però sorride, e quindi continuo a non prenderla sul serio, come minaccia. Poi ogni tanto prende un libro e comincia a leggerlo. Sarà contagioso il virus della lettura? Non lo so. Anche a scuola mi capita di spacciare libri indecorosamente: se un mio studente mi chiede un libro da leggere non resisto, devo almeno prestargliene un paio, è più forte di me...Bene, è ora di cominciare: vediamo cosa succede al minimo barometrico che sull'Atlantico viaggia in direzione della Russia. Poi vi racconto. Di nuovo Musil, quindi.
Si accettano elenchi di libri mai letti nonché consigli e raccomandazioni, sono sempre pronta a raccoglierle quando si tratta di leggere (e solo ed esclusivamente in questo caso!!!)
martedì 29 luglio 2008
Stanza delle fughe estive (2)
Isole Tremiti, dunque. Per me rappresentano la fuga per eccellenza, l'idea archetipa di vacanza. Il mare. In ogni sua dimensione. Sopra l'acqua, possibilmente con una vela e senza motore; in nuotata libera o sotto, che fino a venti metri ci si vede e ci posso pure andare che ho il brevetto. Insomma, la mia idea di libertà: mi accontento di poco...(mah). Sono un posto incantato e selvaggio, stranamente ancora poco turistiche (una Croazia in miniatura, per intenderci), un mare cristallino con tanti pescetti per chi è interessato alla Subacquea (ci sono molti punti di immersione), e dei posti niente male per rilassarsi. Io consiglio il posto dal quale ho fatto le foto, chiosco nella pinetina, splendida vista mare e le amache appese. Lì, sorseggiando il the freddo, dondolandoti al suono delle cicale, osservando il mare, comprendi quanto l'essere umano sia poco tagliato per i ritmi frenetici, per correre, per essere costretto tra mille lacci e lacciuoli inutili e sfiancanti. Riappropriarsi del silenzio (ecco perché vado sott'acqua: senti solo il tuo respiro e niente altro), del lento dondolio dell'acqua e delle amache, degli alberi e del mare. Ecco perché per me le Tremiti sono il prototipo della fuga.giovedì 24 luglio 2008
Stanza dell'ascolto musicale (rigorosamente dal vivo) 2
Altro concerto live, ieri sera. Definirlo concerto è certamente riduttivo. Già, perché ieri sera il pianista Giovanni Allevi e l'orchestra I Virtuosi Italiani ci hanno regalato due ore di "altrove". Emozioni che fluivano liberamente, note leggere ed evocative (pianoforte, archi e fiati) che colpivano dritte il cuore e che ti allontanavano dalla quotidianità, dal consueto. Potere della musica! Dopo due ore Raffaella ed io siamo uscite più contente, col sorriso sulle labbra, leggere, come se avessimo passeggiato davvero tra i boschi in mezzo agli abeti (Trecento anelli), come se avessimo assistito ad una appassionata dichiarazione d'amore (Come sei veramente), in giro insieme ai venti (Aria). Allevi ci ha raccontato, sottovoce con le parole e poi con le note, sensazioni ed emozioni reali che passavano, libere, e fluivano verso di noi. Altrove, lontano, per due ore, per poi tornare sulla terra, verso le nostre case, con spirito rinnovato, con sguardo più entusiasta, con sorrisi più forti. Leggerezza, come insegna Calvino in Lezioni Americane, come abbiamo appreso ieri sera. Lieve come il tocco sui tasti, come il tono di voce sussurrato, laddove invece la quotidianità, la società, sono pesanti, urlate, terribilmente seriose. Ieri sera abbiamo riscoperto il piacere della leggerezza delle note, dei sorrisi, del tempo umano e non tecnologico. Fa bene ricordarlo, ogni tanto.lunedì 21 luglio 2008
Stanza della burocrazia
Ovvero, l'eterno ritorno dell'identico. Sono stata all'Università, stamani. Era davvero molto tempo che non mettevo piede a "Gottinga", per citare un racconto del prof. Iengo. Ho anche per un attimo accarezzato l'ipotesi di andare in segreteria e ritirare la mia pergamena di dottorato, ma poi ho cambiato idea. In realtà, ero partita con le migliori intenzioni: accompagnare per un giro informativo due miei studenti che vogliono immatricolarsi a filosofia. Siamo arrivati e subito ho provato una sensazione strana, come di spaesamento. Siamo entrati e mi è tornata alla mente la cara vecchia metafora della torre d'avorio. Tutto immobile, sospeso nel tempo, l'istante che si ripete eternamente ma non perché "così volli che fosse" ma perché DEVE essere così. Soliti discorsi, solite espressioni. Davvero, io non c'entro, e fatico ormai a pensare che tempo fa, Antonella ed io facessimo davvero parte di quel mondo. Oddio, da outsider, da schegge impazzite, ed è per questo che non siamo mai state davvero "organiche" al sistema. Nulla è cambiato, ed è per loro così rassicurante. Non so se Andrea ed Alessio abbiano captato il mio disagio, l'idea che io avevo era soltanto quella di fare un giro all'Università e di parlare con qualcuno che la vivesse dal di dentro. Tanto poi loro andranno a Roma Tre. Aria migliore, certo, ma sempre torre d'avorio. Avranno 5 anni di tempo per accorgersene e poi decideranno anche loro, come abbiamo deciso tutti; o dentro, con quello che comporta aderire alla proposta di Mangiafuoco (devi diventare un burattino, come sa bene Pinocchio), o fuori, per il mondo, in trincea o altrove. Scelte comunque legittime, nessuno le mette in discussione. Ho preferito ritirarmi in un ristorante con i miei studenti a chiacchierare e poi andar via, spegnendo il cellulare, per evitare telefonate dal passato. No, niente disagio, tranquilli. Solo, non avevo nulla da dire. Che il capitolo fosse chiuso da tempo, del resto, era assodato. Nulla da dire, perché non c'entro più niente con le logiche accademiche: non mi interessa sapere chi stia sgomitando per diventare un ricercatore (e ringraziare a vita il barone di turno), né se uno dei miei cari amici alla fine sia tornato sui propri passi (e quindi all'ovile. All'estero, ma all'ovile). Appunto, scelte individuali e pertanto indiscutibili. Sono felice di essere tornata a casa. Du meine Heimat, Einsamkheit...Detto per inciso, la foto è un vecchio panorama di Heidelberg. Altro mondo, che per un breve periodo della mia vita ho pensato di eleggere a seconda casa, e dove immaginavo di trascorrere un lungo periodo di studi. Chissa come funzionano le Torri d'Avorio in Deutschlandia...
giovedì 17 luglio 2008
Stanza dell'ascolto musicale (in cuffia)
Oggi mi gira così. Oggi musica "a palla". A seconda dell'umore, della stagione, dei vestiti che indosso, del sogno che ho fatto stanotte (non vi conviene che ve lo racconti...). Oggi non sono di buon umore, anyway. Non so perché, non chiedetemelo ("Questo solo possiamo dirti/ Ciò che NON siamo, ciò che NON vogliamo"). Ieri sera, per puro caso, ho incontrato Enrica e Irene, che non vedevo da anni, e non mi sono stupita nel non vederle affatto cambiate. Eravamo lì, per strada, a chiacchierare fra di noi (c'era anche Pita) e mi sembrava che quindici anni non fossero affatto passati. Possiamo avere nuovi hobbies (Enrica non mi stupisce che tu pratichi il Downhill, è proprio da te!), nuove montature di occhiali (l'età avanza), ma, in fondo, non siamo affatto cambiati. Pita parlava di sindrome di Peter Pan, io penso più sullo stile di "Fedeli alla Linea" (mitico album dei CCCP, per restare in tema). Qualcuno, in una delle mie vite precedenti, mi aveva detto che non ero affatto cambiata, che ero sempre la stessa ("solo il tuo sguardo è cambiato, ci è passata altra vita dentro". Belle parole, Mario). Insomma, conversazioni, informazioni su concerti. Io ascolto ancora di tutto. Enrica è andata a sentire i Sex Pistols a Torino (cosa non si fa per i soldi...). Ci sarei andata anch'io, la loro musica è un momento particolare della mia vita. Questa settimana andrò invece ad ascoltare Stefano Bollani (peggio per voi se non lo conoscete) a Castelbasso, poi nell'ordine, come già scritto, Allevi a Pescara e di nuovo Marcus Miller a Castelbasso. In questo periodo sono di questo umore: musica che eleva lo spirito, che ti porta lontano, che ti solleva portandoti via. Ho bisogno di questo, im dieses Zeit. Lontano dalle visioni e dai sogni. Non disdegno neanche la musica celtica, da Enya in su, atmosfere da LOTR che non mi dispiacciono, per mettere le ali alla fantasia sempre più (m)alata. Adesso sto ascoltando i miei cari, vecchi LZ. Musica d'annata da gustare in solitaria. Pregustando un'estate di buoni ritmi, di accompagnamenti musicali. Imprescindibili, per me. Le sortite da Hogwarts sono ormai riservate per rifugiarmi in un altro mondo dorato e rassicurante: quello della musica, della mia musica. Cosa sarebbe la mia vita senza la colonna sonora dei miei momenti, dei vari istanti? Non so, non riesco ad immaginarla. La festa dei miei diciotto anni, ad esempio, della quale ricordo solo Cult e Cure in loop (non osate commentare i miei trascorsi, possiedo tutta la discografia dei Cure); l'hard rock dello zio Iggy, i Led Zeppelin amati da Andrea. I Jehtro e De André, che mi legano a Roberto. Gli Area mi ricordano Milano. I Pink FLoyd e le mie follie (Wish yoy were here ueber alles), gli Stones, gli Iron Maiden ovvero Germany (come anche i Prodigy ed Eric Clapton). Dona, o la Bandabardò. Il concerto di Manu Chao, le atmosfere della Mannoia (Ah che sarà), la musica del Boss, ruvido e duro, la faccia sporca dell'America, parafrasando Conte. Insomma, per fortuna che ho la musica, in certi momenti, anche se devo ancorta capire se NON cambiare sia un bene o un male. Ti ritrovi a volte a fare, a pensare cose che non dovresti aver fatto o pensato, ti ritrovi sempre e soltanto dentro il ghetto, conscio del fatto che NON vuoi uscirne, perché là fuori, semplicemente, il mondo non ti interessa. Dentro il mio ghetto sono in compagnia dei miei libri (Hogwarts, appunto) e della mia musica, soprattutto. Certo, circolano ancora troppe visioni, sogni e ideali. A volte, come in questo periodo, occorrerebbe volare basso. Davvero, però, come scrive mein lieber Fritz, ich kann nicht lange still sitzen. Non ce la faccio a stare ferma, è più forte di me. Almeno mi muovo a ritmo di musica. martedì 15 luglio 2008
Stanza del burocrate

Era tarda sera, quando K arrivò...
(Questo qui è K, naturalmente). Ho capito che la burocrazia non fa per me, niente da fare. Stamattina ne ho avuto l'ennesima conferma. Relazione di fine anno per i neoimmessi in ruolo. Già, perché per la scuola sono una pivellina, sono solo pochi anni che insegno, del resto. Che io mi sia fatta le ossa nei corsi di formazioneprofessionale o all'università per i burocrati non conta. Sono una pivellina. Contano solo gli anni di servizio effettivo nella scuola, quante volte hai partecipato agli esami di stato. Come se quello che sai insegnare, la passione che puoi trasmettere, si misurino sulla quantità. Il povero Franz ne sapeva qualcosa, di burocrati e del castello. Io non ne ho gran voglia, la salita al castello non mi interessa. Insomma, tutta la mattinata a scuola per relazionare davanti a colleghi con i quali ho lavorato tutto l'anno, che mi conoscono, e davanti al DS al quale non potevo rispondere come avrei voluto. Il pranzo consueto con gli altri colleghi e io che mi rendo conto di cosa significhi la NOIA esistentiva. Va beh, archiviata anche questa, ripartiamo da zero e vedremo cosa accadrà il prossimo anno...
lunedì 14 luglio 2008
Stanza dell'ascolto musicale (rigorosamente dal vivo)
Quest'anno ho deciso di concedermi qualche ora di ascolto di buona musica rigorosamente dal vivo. Ho quindi cominciato ieri sera, in quel di Colonnella, Piazza del Popolo (se capitate dalle parti dell'Abruzzo teramano andateci a Colonnella, il centro storico, piccolino, merita una visita, come anche le aziende vitivinicole della zona. Io consiglio il trebbiano -uva passerina o Passera delle Vigne- di Lepore). Dunque, gli Avion Travel ieri sera. Ottima musica, ottimi performer. La musica dal vivo possiede quell'immenso potere di riconciliarti col mondo, di farti dimenticare il quotidiano e di portarti altrove, proprio come i miei adoratissimi libri. Vale la pena uscire da Hogwarts per assistere ad un concerto. Anche per questo adoro la musica, di vari e disparati generi. E poi ieri sera, oltre alla musica, abbiamo goduto della loro leggerezza e della loro ironia, il che non guasta. Gli Avion Travel li conosco da parecchi anni, li ho visti una prima volta dal vivo a teatro in uno spettacolo di teatro canzone insieme a Fabrizio Bentivoglio (stiamo parlando del 1996 più o meno), e ho sempre seguito la loro musica. Quest'anno il tour parte dalle canzoni del loro ultimo disco, nel quale rivisitano alcuni brani di Paolo Conte. Ascoltatevi, se vi capita, "Un vecchio errore". Io la adoro, come anche "Elisir", con il contributo di Gianna Nannini. Che volete farci, sono una nostalgica della buona musica. Vi anticipo già il prossimo concerto che andrò a sentire: Giovanni Allevi a Pescara. Preparatevi, dunque, quest'estate vi tedierò con le mie pseudorecensioni....sabato 12 luglio 2008
Stanza delle visioni estive

Nelle giornate estive, dal momento che vivo in un posto di mare, me ne vado in spiaggia. Di solito il mio orario preferito è dalle 12 alle 16. Non c'è molta gente, a quell'ora, e posso leggere in tranquillità (Marcela Serrano, I quaderni del pianto) o ascoltare la mia musica sonnecchiando. E poi, per rilassarmi, dopo un bel bagno, mi metto a fissare il mare. E seguo i miei pensieri, li lascio defluire liberi, senza doverli per forza ordinare. E si intrecciano, provocati dal passeggio delle persone sulla battigia, dalle conversazioni dei vicini di ombrellone, dall'osservazione delle variegate solitudini che affollano il tratto di spiaggia compreso nel mio orizzonte visivo. Nel corso degli anni sono transitate varie e molteplici personalità, su quel microcosmo siliceo, e la mia ombra a pagamento ha offerto ripari a svariate conversazioni: insomma, l'angolo di spiaggia come metafora del brulicare dell'universo. Dunque non stupitevi se incontrate persone e comportamenti non di vostro gradimento, bei corpi fieri di essere mostrati e disagi mascherati da sorrisi di circostanza, conversazioni banali e divagazioni sul quotidiano. Le stesse persone che incontriamo al lavoro, sul bus, per le nostre strade.
Non ho ancora capito se esserne contenta o meno.
Torno ad ascoltare gli U2, almeno loro non cantano troppe banalità.
giovedì 10 luglio 2008
Stanza del dormiveglia
Un'altra, invece, pesante e nera di angoscia, pungente come una roccia scalfita, unico compagno un libro dal quale trarre risposte a domande che non volevo pormi, quando è finita la storia con Gianluca.
Altre notti cariche di stanchezza e di energia lavorativa, nelle quali fai fatica ad ordinare alle tue meningi di fermarsi, da troppo tempo in movimento, e continui a pensare alle cose da fare, a quelle fatte ed al tempo che ti rimane per le scadenze.
Altre inquiete e cariche di presagi, assisti alla finestra a piccole catastrofi e guardi, convitato di pietra, fiumi di fango scendere e salire.
Altre strane, immerse in dormiveglia e parole, nelle quali non ti orienti bene, senti che hai forse qualcosa per le mani che eternamente sfugge e che non sai bene se e come afferrare. Vorresti attendere, ma non sai farlo, forse non vuoi, né sai che ciò che stai per fare o hai fatto sia la cosa più giusta da fare.
E rifletti, e pensi, in un limbo estivo, mentre fuori già albeggia e vagheggi incontri che mai ci saranno, solo per assecondare fantasie egoistiche.
Non si potrebbe, semplicemente, dormire?
mercoledì 9 luglio 2008
Stanza della coscienza civile
(Estratto da uno scritto di Antonio Gramsci. Un individuo che ha pagato con la galera a vita il prezzo altissimo della coerenza con le proprie idee)
Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L'indifferenza è il peso morto della storia.
L'indifferenza opera potentemente nella storia.
Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l'intelligenza.
Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perchè la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.
La massa ignora, perchè non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perchè mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano.
Vivo, sono partigiano.
Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.
Questo il pensiero di Gramsci.
Così, en passant. Pensatene quello che volete, che vi suggerisca ciò che credete.
Con amore e con rabbia, naturalmente.
martedì 8 luglio 2008
Aule scolastiche
Esami di stato, dunque. Abbiamo appena terminato, abbiamo già affisso il tabellone con gli esiti (già, perché pubblichiamo gli esiti numerici delle prove scritte e non l'esito globale numerico dell'esame per un non ben chiaro diritto alla "pràivasi". Welcome in Italy....). Cosa raccontare che io non abbia già detto, cosa riferire che non mi abbia già fatto incazzare...Procediamo con ordine.
1. Ulteriore conferma della mia più totale idiosincrasia nei confronti della burocrazia
2. Aggiungiamoci anche nei confronti di ogni dogmatismo (occorre diffidare di coloro che hanno troppe certezze, sempre. "Bisogna diffidare dei sistematici: io per la strada li evito. La volontà di sistema è una mancanza di onestà" -mein lieber Fritz, naturalmente-)
3. Perché questo qua ha continuato a chiamare le professoresse "signora" e il professore appunto "professore"? Ragazzi miei amatissimi, cercate di non usare queste distinzioni verbali. Alla lunga provocano allergie e forti intolleranze (a proposito, l'idealismo E' HEGEL soltanto. Il resto sono solo "chiacchiere e distintivo" -citazione dal film Gli intoccabili; anche Freud è importante per la filosofia; mentre della vita di Schopenhauer non so che farmene)
4. Detesto le persone che vogliono sentirsi ripetere le parole che hanno già in mente
5. Non capisco come mai sia ancora piuttosto diffusa l'equazione professore giovane=incapace di intendere e di volere (devo chiedere alla collega di matematica che tipo di equazione sia)
6. Per fortuna ci sono state delle belle sorprese
7. Non tollero affatto coloro che non lasciano parlare gli altri
8. Quest'esame è concepito male: perché è un esame aritmetico, e studenti brillantissimi, e appunto perché tali, lunatici, non prendono il massimo
9. Ho deciso che smetto di fare gli esami, ecco tutto
10. Qualora dovessi rifarli (visto che non posso sottrarmi) dovrò procurarmi qualche sostanza naturale che mi faccia vedere TUUUUUTTO ROSA!!!!!! (oppiacei? ricordarsi di leggere cosa ne dice Baudelaire)
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