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mercoledì 9 luglio 2008

Stanza della coscienza civile

(Estratto da uno scritto di Antonio Gramsci. Un individuo che ha pagato con la galera a vita il prezzo altissimo della coerenza con le proprie idee)
Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L'indifferenza è il peso morto della storia.
L'indifferenza opera potentemente nella storia.
Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l'intelligenza.
Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perchè la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.
La massa ignora, perchè non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perchè mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano.
Vivo, sono partigiano.
Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.
Questo il pensiero di Gramsci.
Così, en passant. Pensatene quello che volete, che vi suggerisca ciò che credete.
Con amore e con rabbia, naturalmente.

venerdì 22 febbraio 2008

Stanza degli amici





I miei amici, per fortuna, sono tutti degli abbaia luna, canta Guccini. (la canzone si intitola proprio Gli Amici). Questo post parla invece dei miei amici maschietti. Come ho già scritto, i miei amici sono persone speciali. Proprio perché tali, a volte, i loro discorsi, i loro ideali non trovano molta rispondenza in una società materialistica e superficiale. I miei amici ci sono sempre stati. Sempre e comunque. Mi hanno abbracciata, dopo la telefonata. Mi sono stati a sentire, nelle mie farneticazioni. Mi hanno spesso rimproverata. Tutti però mi hanno sempre dimostrato il loro affetto. Senza troppi fronzoli, diretto e semplice. Come loro. Qualcuno, purtroppo, non è più al mio fianco. E mi manca. Ormai sono passati anni, però da qualche parte, nel mio cuore, Moreno c'è ancora. Quando eravamo degli adolescenti contestatori e fuori degli schemi, io ed i miei amichetti Tony e Moreno ne combinavamo di casini, che ideavamo nel nostro rifugio dorato di quel palazzo antico col cortile interno. Poi siamo cresciuti ed avevamo dei progetti ben precisi: una folle innamorata dei libri, un pittore ed un fotografo. Ci sentivamo invincibili. Tony, poi, ha deciso insieme alla sua ragazza di tenere quel bambino concepito per caso, ed un po' si è allontanato. Moreno ed io, dopo una notte di vino e parole, eravamo comunque rimasti amici, anche se non più di quella amicizia adolescienziale ed esclusiva. Ma comunque era il primo a conoscere i miei ragazzi, i miei fallimenti, i miei casini. Poi, dopo vari casini, un platano ce (me) lo ha tolto. Una delle foto che gli avevo fatto adesso è su una lastra di marmo bianco. Sono passati anni. Non ho mai avuto il coraggio di andarci. Quella volta è stata anche l'ultima in cui ho visto Tony. Era assurdo rivedersi in quella circostanza, troppo dolore e lacrime.

Rimangono gli altri, nel corso della vita alcuni passano, alcuni se ne aggiungono. Ci si riconosce, con un amico. Ci si incontra in facoltà, da qualche parte, in qualche corso, e si capisce all'istante che si hanno gli stessi sogni, gli stessi ideali, gli stessi difetti e intolleranze.

Un amico ti insegna fin da piccola a rapportarti correttamente all'altro da te, all'elemento maschile. Ti insegna a fare a meno dei giri di parole, a mirare all'essenziale, anche nel vestire. Perché poi l'amico, quando cresci, ti racconta anche cosa cerca nelle ragazze, acciocché tu impari a tua volta. L'amico non sarà mai geloso del tuo ragazzo (qualche volta capita che gli piaccia, e di questo ne abbiamo sempre riso insieme. Quella pacca sul sedere di Ivan non la scorderò mai! Come il "ma che bella creatura" nei confronti di uno stupefatto Andrea che tuttora me lo rinfaccia ridendo). Anzi, a volta gli amici ti fanno conoscere il tuo ragazzo (nel mio caso, il mio compagno è il fratello di un mio amico...). Gli amici, per fortuna, ci sono. E mi hanno sempre insegnato molto, anche se loro non lo sanno. Quello che rende speciali i miei amici è anche come si rapportano alle loro donne, come vivono la reciprocità col genere femminile. Se hanno da fare un passo indietro, non si sentono sminuiti per questo. Lo fanno, perché condividono con le loro donne, con le loro amiche, sogni, speranze, ideali, intolleranze e battaglie.

Ai miei amici, presenti, passati, futuri. Ad Andrea, Aminta, Dona, Rosario, Andrea, Orazio, Marco. Persone speciali, i miei amichetti.

mercoledì 20 febbraio 2008

Stanza delle (piccole) soddisfazioni


Noi ci accontentiamo davvero delle piccole cose. Ammesso che siano poi davvero tali! L'ultima piccola soddisfazione è stata quella del D eci e lode che Barbara ha assegnato al mio blogghino (è piccolino, nato da poco, ancora inesperto del web). Se non fosse stato per Barbara, il blog non l'avrei aperto. Ma se non fosse stato per le mie studentesse della terza linguistico, non avrei neanche aperto MSN. Pura pigrizia, per me il PC ha sempre rappresentato il lavoro, soltanto puro e semplice lavoro (ha ragione Sarah a chiamarmi Stakanov, alla fine). Piccole cose, dicevo. Ammesso che siano davvero tali. Per me, non sono piccole. E quindi, per esempio, ieri era davvero una di quelle giornate NO che ti si parano davanti nella vita, ieri, insomma, mi sentivo davvero come Don Chischotte contro i mulini a vento, e poi, minuscole, si fanno strada le briciole di soddisfazione. La bellezza di avere degli amici davvero in gamba è che loro hanno quelle speciali antennine che li avvertono di quando sei giù di corda, di quando hai bisogno di un "pat pat" -direbbe sempre Barbara. Comunque scrive divinamente, la ragazza, vi consiglio il suo blog, vedi Stanza dei consiglink-sulla testolina.
Ci sono momenti nella vita, nei quali ti vedi come una stanza da mettere in ordine. Fai pulizia, sposti i mobili, recuperi spazio per accumulare nuove esperienze. Ci sono momenti, nella vita, in cui ti guardi indietro e ti accorgi che non hai grossi rimpianti per ciò che hai deciso di mettere via, di lasciare da parte. Poi guardi la stanza-te stesso in ordine e ti accorgi che ci sono delle cose, degli oggetti, che non potrai mai gettar via, che fanno parte della tua esistenza.
Se la stanza sono io, i miei oggetti della vita sono tanti. Per fortuna. A partire dalle mie amiche, donne con tutte le lettere maiuscole. In rigoroso ordine di apparizione; Barbara, Sarah, Antonella, Raffaella, Eliana.
Non mancano gli amici, i quali mi scuseranno se il post di oggi è dedicato ancora alle donne, alle mie amiche, alle mie studentesse.
I miei amici sanno capire perché bisogna ricontarsi fra donne in questo momento storico, perché tocca rialzare la testa e vigilare con lo sguardo. Appunto perché i miei amici sono persone speciali, loro sanno perfettamente che questa volta, e lo faranno volentieri, richiediamo loro un passo indietro, senza abbandonarci con lo sguardo, con l'affetto, con il sorriso.
C'è bisogno di amicizia/e femminile/i, in quest'epoca, c'è bisogno di solidarietà e complicita. Io ce l'ho, ed è questa la mia più grande soddisfazione. No, decisamente, non mi accontento di poco.