Ancora una volta, dunque. Un ragazzo di 19 anni picchiato a morte con una spranga di ferro per un pacco di biscotti. Così poco vale una vita umana...con l'aggravante della pelle di un colore più scuro. Non mi va bene. Non ci sto più. Come Ivan Karamazov, restituisco il biglietto d'entrata. Oggi mi gira così. Domani, forse, è un altro giorno.
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martedì 16 settembre 2008
lunedì 21 luglio 2008
Stanza della burocrazia
Ovvero, l'eterno ritorno dell'identico. Sono stata all'Università, stamani. Era davvero molto tempo che non mettevo piede a "Gottinga", per citare un racconto del prof. Iengo. Ho anche per un attimo accarezzato l'ipotesi di andare in segreteria e ritirare la mia pergamena di dottorato, ma poi ho cambiato idea. In realtà, ero partita con le migliori intenzioni: accompagnare per un giro informativo due miei studenti che vogliono immatricolarsi a filosofia. Siamo arrivati e subito ho provato una sensazione strana, come di spaesamento. Siamo entrati e mi è tornata alla mente la cara vecchia metafora della torre d'avorio. Tutto immobile, sospeso nel tempo, l'istante che si ripete eternamente ma non perché "così volli che fosse" ma perché DEVE essere così. Soliti discorsi, solite espressioni. Davvero, io non c'entro, e fatico ormai a pensare che tempo fa, Antonella ed io facessimo davvero parte di quel mondo. Oddio, da outsider, da schegge impazzite, ed è per questo che non siamo mai state davvero "organiche" al sistema. Nulla è cambiato, ed è per loro così rassicurante. Non so se Andrea ed Alessio abbiano captato il mio disagio, l'idea che io avevo era soltanto quella di fare un giro all'Università e di parlare con qualcuno che la vivesse dal di dentro. Tanto poi loro andranno a Roma Tre. Aria migliore, certo, ma sempre torre d'avorio. Avranno 5 anni di tempo per accorgersene e poi decideranno anche loro, come abbiamo deciso tutti; o dentro, con quello che comporta aderire alla proposta di Mangiafuoco (devi diventare un burattino, come sa bene Pinocchio), o fuori, per il mondo, in trincea o altrove. Scelte comunque legittime, nessuno le mette in discussione. Ho preferito ritirarmi in un ristorante con i miei studenti a chiacchierare e poi andar via, spegnendo il cellulare, per evitare telefonate dal passato. No, niente disagio, tranquilli. Solo, non avevo nulla da dire. Che il capitolo fosse chiuso da tempo, del resto, era assodato. Nulla da dire, perché non c'entro più niente con le logiche accademiche: non mi interessa sapere chi stia sgomitando per diventare un ricercatore (e ringraziare a vita il barone di turno), né se uno dei miei cari amici alla fine sia tornato sui propri passi (e quindi all'ovile. All'estero, ma all'ovile). Appunto, scelte individuali e pertanto indiscutibili. Sono felice di essere tornata a casa. Du meine Heimat, Einsamkheit...Detto per inciso, la foto è un vecchio panorama di Heidelberg. Altro mondo, che per un breve periodo della mia vita ho pensato di eleggere a seconda casa, e dove immaginavo di trascorrere un lungo periodo di studi. Chissa come funzionano le Torri d'Avorio in Deutschlandia...
martedì 15 luglio 2008
Stanza del burocrate

Era tarda sera, quando K arrivò...
(Questo qui è K, naturalmente). Ho capito che la burocrazia non fa per me, niente da fare. Stamattina ne ho avuto l'ennesima conferma. Relazione di fine anno per i neoimmessi in ruolo. Già, perché per la scuola sono una pivellina, sono solo pochi anni che insegno, del resto. Che io mi sia fatta le ossa nei corsi di formazioneprofessionale o all'università per i burocrati non conta. Sono una pivellina. Contano solo gli anni di servizio effettivo nella scuola, quante volte hai partecipato agli esami di stato. Come se quello che sai insegnare, la passione che puoi trasmettere, si misurino sulla quantità. Il povero Franz ne sapeva qualcosa, di burocrati e del castello. Io non ne ho gran voglia, la salita al castello non mi interessa. Insomma, tutta la mattinata a scuola per relazionare davanti a colleghi con i quali ho lavorato tutto l'anno, che mi conoscono, e davanti al DS al quale non potevo rispondere come avrei voluto. Il pranzo consueto con gli altri colleghi e io che mi rendo conto di cosa significhi la NOIA esistentiva. Va beh, archiviata anche questa, ripartiamo da zero e vedremo cosa accadrà il prossimo anno...
sabato 12 luglio 2008
Stanza delle visioni estive

Nelle giornate estive, dal momento che vivo in un posto di mare, me ne vado in spiaggia. Di solito il mio orario preferito è dalle 12 alle 16. Non c'è molta gente, a quell'ora, e posso leggere in tranquillità (Marcela Serrano, I quaderni del pianto) o ascoltare la mia musica sonnecchiando. E poi, per rilassarmi, dopo un bel bagno, mi metto a fissare il mare. E seguo i miei pensieri, li lascio defluire liberi, senza doverli per forza ordinare. E si intrecciano, provocati dal passeggio delle persone sulla battigia, dalle conversazioni dei vicini di ombrellone, dall'osservazione delle variegate solitudini che affollano il tratto di spiaggia compreso nel mio orizzonte visivo. Nel corso degli anni sono transitate varie e molteplici personalità, su quel microcosmo siliceo, e la mia ombra a pagamento ha offerto ripari a svariate conversazioni: insomma, l'angolo di spiaggia come metafora del brulicare dell'universo. Dunque non stupitevi se incontrate persone e comportamenti non di vostro gradimento, bei corpi fieri di essere mostrati e disagi mascherati da sorrisi di circostanza, conversazioni banali e divagazioni sul quotidiano. Le stesse persone che incontriamo al lavoro, sul bus, per le nostre strade.
Non ho ancora capito se esserne contenta o meno.
Torno ad ascoltare gli U2, almeno loro non cantano troppe banalità.
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