sabato 12 luglio 2008

Stanza delle visioni estive



Nelle giornate estive, dal momento che vivo in un posto di mare, me ne vado in spiaggia. Di solito il mio orario preferito è dalle 12 alle 16. Non c'è molta gente, a quell'ora, e posso leggere in tranquillità (Marcela Serrano, I quaderni del pianto) o ascoltare la mia musica sonnecchiando. E poi, per rilassarmi, dopo un bel bagno, mi metto a fissare il mare. E seguo i miei pensieri, li lascio defluire liberi, senza doverli per forza ordinare. E si intrecciano, provocati dal passeggio delle persone sulla battigia, dalle conversazioni dei vicini di ombrellone, dall'osservazione delle variegate solitudini che affollano il tratto di spiaggia compreso nel mio orizzonte visivo. Nel corso degli anni sono transitate varie e molteplici personalità, su quel microcosmo siliceo, e la mia ombra a pagamento ha offerto ripari a svariate conversazioni: insomma, l'angolo di spiaggia come metafora del brulicare dell'universo. Dunque non stupitevi se incontrate persone e comportamenti non di vostro gradimento, bei corpi fieri di essere mostrati e disagi mascherati da sorrisi di circostanza, conversazioni banali e divagazioni sul quotidiano. Le stesse persone che incontriamo al lavoro, sul bus, per le nostre strade.
Non ho ancora capito se esserne contenta o meno.
Torno ad ascoltare gli U2, almeno loro non cantano troppe banalità.

giovedì 10 luglio 2008

Stanza del dormiveglia

Qualche volta mi accade di passare delle notti in bianco, così, senza dormire. Ogni notte in bianco ha un significato a sé, però. Ne ricordo una carica di attesa leggera, elettrizzata da un colpo di fulmine in piena regola, nel tentativo di non dimenticare parole dette per caso, la notte che ho conosciuto Andrea.
Un'altra, invece, pesante e nera di angoscia, pungente come una roccia scalfita, unico compagno un libro dal quale trarre risposte a domande che non volevo pormi, quando è finita la storia con Gianluca.
Altre notti cariche di stanchezza e di energia lavorativa, nelle quali fai fatica ad ordinare alle tue meningi di fermarsi, da troppo tempo in movimento, e continui a pensare alle cose da fare, a quelle fatte ed al tempo che ti rimane per le scadenze.
Altre inquiete e cariche di presagi, assisti alla finestra a piccole catastrofi e guardi, convitato di pietra, fiumi di fango scendere e salire.
Altre strane, immerse in dormiveglia e parole, nelle quali non ti orienti bene, senti che hai forse qualcosa per le mani che eternamente sfugge e che non sai bene se e come afferrare. Vorresti attendere, ma non sai farlo, forse non vuoi, né sai che ciò che stai per fare o hai fatto sia la cosa più giusta da fare.
E rifletti, e pensi, in un limbo estivo, mentre fuori già albeggia e vagheggi incontri che mai ci saranno, solo per assecondare fantasie egoistiche.
Non si potrebbe, semplicemente, dormire?

mercoledì 9 luglio 2008

Stanza della coscienza civile

(Estratto da uno scritto di Antonio Gramsci. Un individuo che ha pagato con la galera a vita il prezzo altissimo della coerenza con le proprie idee)
Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L'indifferenza è il peso morto della storia.
L'indifferenza opera potentemente nella storia.
Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l'intelligenza.
Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perchè la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.
La massa ignora, perchè non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perchè mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano.
Vivo, sono partigiano.
Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.
Questo il pensiero di Gramsci.
Così, en passant. Pensatene quello che volete, che vi suggerisca ciò che credete.
Con amore e con rabbia, naturalmente.

martedì 8 luglio 2008

Aule scolastiche

Esami di stato, dunque. Abbiamo appena terminato, abbiamo già affisso il tabellone con gli esiti (già, perché pubblichiamo gli esiti numerici delle prove scritte e non l'esito globale numerico dell'esame per un non ben chiaro diritto alla "pràivasi". Welcome in Italy....).
Cosa raccontare che io non abbia già detto, cosa riferire che non mi abbia già fatto incazzare...Procediamo con ordine.
1. Ulteriore conferma della mia più totale idiosincrasia nei confronti della burocrazia
2. Aggiungiamoci anche nei confronti di ogni dogmatismo (occorre diffidare di coloro che hanno troppe certezze, sempre. "Bisogna diffidare dei sistematici: io per la strada li evito. La volontà di sistema è una mancanza di onestà" -mein lieber Fritz, naturalmente-)
3. Perché questo qua ha continuato a chiamare le professoresse "signora" e il professore appunto "professore"? Ragazzi miei amatissimi, cercate di non usare queste distinzioni verbali. Alla lunga provocano allergie e forti intolleranze (a proposito, l'idealismo E' HEGEL soltanto. Il resto sono solo "chiacchiere e distintivo" -citazione dal film Gli intoccabili; anche Freud è importante per la filosofia; mentre della vita di Schopenhauer non so che farmene)
4. Detesto le persone che vogliono sentirsi ripetere le parole che hanno già in mente
5. Non capisco come mai sia ancora piuttosto diffusa l'equazione professore giovane=incapace di intendere e di volere (devo chiedere alla collega di matematica che tipo di equazione sia)
6. Per fortuna ci sono state delle belle sorprese
7. Non tollero affatto coloro che non lasciano parlare gli altri
8. Quest'esame è concepito male: perché è un esame aritmetico, e studenti brillantissimi, e appunto perché tali, lunatici, non prendono il massimo
9. Ho deciso che smetto di fare gli esami, ecco tutto
10. Qualora dovessi rifarli (visto che non posso sottrarmi) dovrò procurarmi qualche sostanza naturale che mi faccia vedere TUUUUUTTO ROSA!!!!!! (oppiacei? ricordarsi di leggere cosa ne dice Baudelaire)

Stanza delle visioni diurne (Deliri?)

(Alcune persone sanno quanto io sia fanatica di LOTR, sia del libro che del film. Molti sanno che per me questo libro rappresenta molto di più di un semplice testo...). L'estate mi causa spesso dei terremoti interiori. Forse perché oggi non ho affatto una Stimmung positiva, forse perché oggi sento abbastanza forte lo struggimento da calura estiva, forse perché oggi non ho neanche più voglia di arrabbiarmi, insomma forse perché oggi mi gira così, lascio le briglie sciolte alla fantasia. Del resto, il fatto che io sia una grande lettrice di Fantasy significherà pure qualcosa. Le mie meravigliose amiche sghignazzeranno, come sempre, delle mie improvvise impennate di fantasia. Che volete farci, vi chiedo già in anticipo scusa, è che quando mi lancio non mi fermo, mi diverto troppo, mi godo l'ebbrezza dell'attimo, il fascino del dionisiaco. Ovviamente sono una ribelle. Fin dentro le ossa. Sovvertire gli schemi spesso è la mia parola d'ordine. E dunque, che questo piccolo sogno (del quale ho accertato l'esistenza solo qualche giorno fa -quando l'ho portato a livello conscio-) mi accompagni per questo periodo, poco importa se si concretizzi o no. Come sempre, cercherò di muovermi in punta di piedi, senza far del male né creare dolore, aggirandomi, come insegnano gli elfi di Arwen, nel bosco incantato cercando di non arrecare il benché minimo danno. Che io esca dal libro e mi rituffi nella realtà con tutto il piccolo sogno è altamente improbabile: ma, come racconta il mio amatissimo EAP, "diremo dunque che sono un visionario"...Lo so, periodicamente ricado nella zona d'ombra, ma è evidentemente ciclico, forse concomitante con incertezze o riflessioni troppo accentuate. Non so, allo stato delle cose, se questo piccolo sogno posssa diventare altro (nel caso andare a finire nell'appendice finale del blog "Stanza dei sogni realizzati)...non so, e adesso mi dirigo a quel particolare lettore, se questa sia una mia visione, un mio delirio, una mia idea.
Non ci fate caso, sto delirando.
"Tieni i tuoi sogni! I saggi non ne hanno di così belli come ne hanno i pazzi" (Ch. Baudelaire, ovviamente).